IL COMBATTENTE – Storia dell’Italiano che ha Difeso Kobane dall’Isis

I curdi si stavano immolando uno a uno contro le orde violente del Califfato, per difendere il loro sogno democratico. Ho sentito che dovevo fare qualcosa. Mi chiamo Karim Franceschi, vengo da Senigallia, ho venticinque anni e sto andando alla guerra

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Parole forti da leggere, storia difficile da immaginare.
Un uomo, anzi un ragazzo, nato a Senigallia nel 1989 da padre italiano e madre marocchina, nel gennaio del 2015 fa una scelta che gli cambierà tutta la vita, fa una scelta che resterà nella storia del nostro Paese e forse del mondo intero. Parte per Kobane, città nel nord della Siria, nell’attuale Kurdistan siriano, per unirsi alle milizie curde che contrastano l’avanzata dell’ Isis.   Ha visto crollare Kobane davanti ai suoi occhi, come racconta nel suo libro “Il Combattente”, quegli occhi giovani, pieni di forza e a tratti di ingenuità. Sono occhi profondi, quelli di Karim, dentro i quali si può leggere tutta la tenacia e lo spirito che lo contraddistingue.Arriva al fronte come un soldato semplice, si addestra, e diventa infine un abile cecchino. In molte interviste, gli è stato chiesto molte volte, quale sia stata la molla che lo abbia spinto a decidere di fare un’esperienza così importante, così pericolosa. Andare in quei luoghi, difendere un popolo che non è il suo, una terra che non ti appartiene… sembra quasi un azzardo, forse una pazzia, soprattutto se si pensa che lo abbia fatto per puro spirito di volontariato. Karim vuole solo combattere, ma non vuole “giocare a fare la guerra”, vuole combattere per salvare un popolo annientato dalla barbarie e della ferocia di qualcosa o qualcuno che ancora oggi facciamo fatica a decifrare. Nel suo libro si percepisce tutta la tensione, lasciare l’Italia, le amicizie, la famiglia, per cosa? Per vivere il trauma di vedere davanti ai propri occhi un paese, un popolo, soccombere, ma deciso a combattere e tentare il tutto e per tutto per sopravvivere. Una storia unica, che non posso fare a meno di consigliarvi. Una storia che si legge tutta d’un fiato, pagina dopo pagina, che racconta la crudeltà e che spinge ognuno di noi a riflettere poi, in maniera diversa, sulle vicende degli ultimi tempi.

Isis: jihadisti riconoscono sconfitta in città curda Kobane

(ANSA/AP Photo)

E poi non si può far altro che pensare agli occhi di questo ragazzo, e immediatamente si viene catapultati tra la polvere, tra le urla della gente, tra gli spari e tra il sangue di chi non ce l’ha fatta. Si pensa a chi resta a casa, a quella madre e a quel padre, partigiano che ha trasmesso al proprio figlio, l’ideologia di un mondo migliore, della difesa di ognuno per l’altro. Vuole difendere la libertà, solo questo conta.  Karim ha deciso di scrivere questo libro, di raccontare la sua storia, al suo rientro, nell’aprile del 2015. Grazie a Fabio Tonacci, giornalista di <<Repubblica>>, anche noi, oggi, abbiamo la fortuna di leggere quello che è un racconto che merita di essere tramandato. Nei ringraziamenti, Karim, scrive di come e come sia nata l’idea del libro, e di quanto sia stato importante per lui avere la possibilità di estendere parte della sua vita anche a tutti noi. Per questo, anche io lo ringrazio. Lo ringrazio per avermi reso parte, attraverso le sue parole, della sua esperienza, del suo modo di pensare, credere e vivere la vita. Lo ringrazio perchè Karim donerà parte dei proventi alla ricostruzione di Kobane, lo ringrazio perchè è ambasciatore ed esempio di pura generosità incondizionata.

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Da questo ragazzone alto quasi due metri, imponente e dolce allo stesso tempo, non possiamo, come Paese, come popolo, che essere orgogliosi.

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