La ragazza con l’orecchino di perla

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Ho letto questo romanzo la scorsa estate, il mio periodo ideale per leggere, quando finalmente, dopo un anno trascorso a correre e presa dalla routine quotidiana, posso accoccolarmi sulla mia poltrona preferita, e tra un sorso di tè ghiacciato e un sussurro di grilli e cicale, riesco a viaggiare con la mente attraverso le parole, i gesti e i pensieri dei personaggi, impressi tra le pagine di un ottimo libro. Ho deciso di inaugurare la mia sezione “Un libro al mese”, con il capolavoro di Tracy Chevalier, dopo averlo riposto, accuratamente, in quella zona della mia libreria, riservata ai libri del cuore, quelli che mi hanno rapito cuore e cervello, e che custodisco gelosamente.

Era un pomeriggio di luglio, mi trovavo in un negozio di libri, le mani ancora vuote e lo sguardo attento sugli scaffali. Poi, la mia attenzione fu attirata da quel viso.

Mi chiamavano quegli occhi profondi, mi guardavano, seri, un pò malinconici, ma dolci allo stesso tempo. Proprio in quell’istante ricordai di quella che mi piace chiamare la mia wish book list. Lo afferrai con cura, facendo attenzione a quel viso che stringevo tra le mani, e quando lessi la frase in copertina di Roberto Cotroneo, non potetti fare a meno di portarlo al petto, quasi come un gioiello da nascondere da occhi indiscreti. Decisi che sarebbe stato il libro che avrebbe inaugurato il mio periodo di riposo e relax.

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Oggi, non posso non condividere le parole del giornalista de L’Espresso: è, sul serio, una storia di passione inespressa, che attraverso gli occhi dei protagonisti, incanta e rapisce il lettore che non può non affezionarsi ad essa. Il pittore Johannes Vermeer è riuscito a catturare la parte migliore della giovane donna in posa davanti a lui, e la penna di Tracy Chevalier  egregiamente ha descritto attimo per attimo i particolari della loro “relazione clandestina”. Pochi scrittori sono in grado di trasportarmi nella storia, e la scrittrice americana è riuscita nell’impresa. Mi sono sentita parte integrante del romanzo, quasi come se da lontano, in un cantuccio al buio,  avessi assistito a tutte le scene, ai momenti di intimità tra Griet e Johannes, alla paura di lei, serva e giovane donna, di essere scoperta dalle sue padrone, fino alla premura di lui, di nascondere il segreto tra le pareti di quella soffitta, in cima alla scala della grande casa. Sfogliando le pagine del libro, ci si rende subito conto di quanto le emozioni siano una diversa dall’altra. Non esistono sguardi, parole o gesti stereotipati. Questo è uno dei motivi per cui, alla fine di un capitolo non si può fare a meno di continuare nella lettura, di scoprire, cosa accadrà in seguito. Le descrizioni sono così perfette, e minuziose che si ha davvero la sensazione di camminare tra i corridoi della casa, tra le strade nel Quartiere dei Papisti, di farsi accarezzare il viso dal vento mentre asciuga le lenzuola bianche e candide al sole, o di accompagnare Griet al mercato delle carni di fronte il banco di Pieter padre.  I personaggi sono numerosi, senza per questo, rendere la narrazione dispersiva Ognuno ha il suo ruolo, da Tanneke, ai figli del pittore, da Catherina a sua madre Maria Thins, che tra tutti è quella che preferisco. Suocera del pittore, richiama la figura della donna austera, severa,  che non lascia sfuggire le proprie emozioni, ma che tuttavia, stupirà con il suo cambiamento di posizione e punti di vista, di fronte alla tenacia della protagonista, timorosa della sua presenza in casa, ma pronta a sfidare le convenzioni, pur di seguire la passione e l’amore per l’arte. La bravura della Chevalier si riscontra in ogni parola, ed ammiro la sua capacità nel descrivere lo studio del pittore, i capelli lunghi di Griet nascosti dagli sguardi indiscreti e accuratamente raccolti sotto la cuffia. Infine, il protagonista, il pittore Vermeer che renderà speciale quel ritratto, quel capolavoro che molti oggi ammirano. Quell’orecchino di perla, che ha provocato dolore, timore e più di ogni altra cosa: la bellezza di un’umile serva, capace di rendere meraviglioso il suo sguardo. Gli uomini nella vita di Griet sono più di uno. Iniziamo da suo padre,  la sofferenza che dimostrerà nel lasciare la sua famiglia fa capire quando grande sia il rapporto tra i due. Suo fratello, ed infine Pieter, figlio del macellaio che alla fine le assicurerà una vita tranquilla, seppur ordinaria e banale. Contrapposto a queste figure ricordiamo quella di Van Ruijven, che io ho descritto come “l’uomo animale”, quello che non resiste all’istinto, e che provocherà, varie volte la giovane ragazza, che però da lui riuscirà a difendersi.
Quando penso a Griet e a Vermeer non posso non immaginare i volti degli attori che hanno recitato nell’altrettanto famoso film, proposto al cinema dal regista Peter Webber, nel 2003.
Tutto il romanzo ha una linea guida: l’enigmaticità. Griet sarà l’unica a comprendere la vera anima del pittore, cioè la sua arte. Il romanzo si conclude con la scena finale, che lascia a bocca aperta il lettore. La notizia della morte di Vermeer arriverà direttamente alla ragazza, diventata col tempo donna, moglie e madre, direttamente dalla cuoca Tanneke che, implicitamente da parte della signora Vermeer, consegnerà alla stessa Griet quegli orecchini di perla, come “eredità” dopo la morte del pittore.

Consiglio vivamente la lettura di questo romanzo, che mi ha rapito il cuore.. sono certa che lascerà anche voi altri affascinati.

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