Tutto ha inizio con la morte

Alle porte di Roma, ad Acilia, c’è stato un tempo in cui Nora, bionda dalle forme seducenti e dal sorriso ammaliante, è stata la passione degli uomini che incrociava sul suo cammino e l’invidia delle donne tradite o semplicemente ignorate a causa sua.
Un tempo in cui Nora, nonostante un matrimonio apparentemente felice con Giorgio, provava piacere nel sentirsi dire semplicemente ‘sì’.

Poi sono arrivate le ombre: “ombre statiche al suo fianco, nel giardino, dietro le tende, occhi invisibili che la spiavano”. 
Così Nora diviene la pazza del quartiere, quella che, con i suoi continui tradimenti, ha spinto al suicidio il marito; che rincorre un’innocente bambina per farle del male; che urla contro il nulla. Che uccide la sua unica figlia.
Nora diviene, semplicemente, la “pazza schizofrenica con manie di grandezza”, la pazza che va rinchiusa e mortificata, nel corpo e nello spirito.
Violata nel corpo da Edoardo e Christian, che dovrebbero invece controllarla e proteggerla da sé stessa, e tradita nel cuore dal Dottor Marconi, che da anni la tiene in cura, che sa, conosce gli incubi che affollano la sua mente, ma che mette a tacere la verità.
Marconi che deve nascondere qualcosa, un segreto che lo vede protagonista, talmente grande da impedirgli di aiutare e far aiutare Nora. Cosa sa il dottore? Cosa è già accaduto in quella piccola città alle porte della Capitale? Chi ha già occupato la stanza n. 218 del nosocomio cittadino? Domande destinate a non trovare risposte. Per Ora.

Lungo la storia conosciamo Nora attraverso i racconti dei vicini, quei pettegolezzi che graffiano l’anima, segnano il cuore e marchiano la pelle, fino a quando non è la stessa Nora a raccontarsi, con le parole affidate a Christian.
Scopriamo, così, una via fatta di abusi, sofferenza e privazioni, dove la mancanza più grande è quell’amore puro e totalizzante che solo una mamma può provare. Quell’amore che a Nora è stato letteralmente strappato via non una, non due, ma più e più volte.
E poi ci sono loro: le ombre che si nascondono, strisciano, si nutrono di energia fino a rendere Nora un povero, vecchio, involucro, incapace di andare avanti, di sopportare il peso delle conseguenze, di convivere con i propri peccati.

Il carnefice che diviene vittima. O che forse lo è sempre stata.

Giacomo Ferraiuolo tesse una trama complessa, dove ogni episodio narrato trova la sua luce attraverso il racconto di Nora; lo fa con un linguaggio crudo, privo di accorgimenti che possano ovattare la realtà.

La morte fa cerchio intorno alla protagonista e viene invocata e raccontata dall’autore in tutta la sua ferocia. Non c’è spazio per la pietà di fronte a un bambino, né rispetto per una vita che mai ha visto la luce.
Eppure, nonostante la durezza delle immagini evocate e lo strazio di alcuni passaggi, Ferraiuolo riesce a innescare un legame profondo e carico di pietas tra il lettore e la protagonista, come se le ombre della sua scrittura si dileguassero di fronte alla luce emanata da Nora.
“Ombre e luci”. La chiave del romanzo diviene il passepartout per comprendere lo stile dell’autore. Uno stile che si fa largo all’inizio a fatica, con quelle immagini, date da periodi brevi e incalzanti, simili a una carrellata di diapositive che stordiscono il lettore, ma che poi trova la sua strada fino a divenire quasi una musica e ci lascia lì, con quelle domande a cui non dà risposta, con la voglia di sapere, comprendere, perdonare.

Come se, infondo, lo dovessimo a Nora.

 

 

 

TITOLO: NORA
AUTORE: GIACOMO FERRAIUOLO
CASA EDITRICE: DARK ZONE
DATA DI PUBBLICAZIONE: MARZO 2017

 

IL VOTO DI MARIALUISA: 5/5  

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